1. Introduzione
Il tumore del rene rappresenta circa il 3% di tutti i tumori maligni, con una maggiore incidenza nei paesi industrializzati.
Secondo le più recenti statistiche, occupa il sesto posto per nuovi casi annuali nel sesso maschile.
Il carcinoma a cellule renali costituisce circa l’80% di tutti i tumori maligni renali.
Ne esistono diversi sottotipi, ciascuno con proprie caratteristiche cliniche e biologiche.
Il tumore del rene colpisce più frequentemente gli uomini, con un rapporto maschi/femmine di 1,5:1, e raggiunge il picco di incidenza tra i 60 e i 70 anni.
Fattori di rischio
Sebbene ancora oggetto di studio, i principali fattori di rischio includono:
- Fumo di sigaretta
- Obesità
- Ipertensione arteriosa e terapie correlate
- Familiarità
2. Sintomi
La maggior parte dei tumori renali viene diagnosticata casualmente, durante esami radiologici eseguiti per altri motivi (ad esempio un’ecografia addominale).
La triade classica di sintomi (dolore lombare, macroematuria, massa addominale palpabile) è oggi rara e si osserva soprattutto nei casi di malattia avanzata.
Circa il 30% dei pazienti può presentare una sindrome paraneoplastica, caratterizzata principalmente da febbricola persistente.
Nei casi già metastatici, i sintomi iniziali possono includere dolori ossei o tosse persistente.
3. Esame obiettivo
Nella maggior parte dei casi, l’esame obiettivo ha un ruolo limitato, data l’assenza di sintomi specifici.
Tuttavia, possono essere riscontrati:
- Massa addominale palpabile
- Linfonodi ingrossati (a livello cervicale o sovraclaveare)
- Varicocele (rigonfiamento della vena gonadica, tipicamente a sinistra)
- Edema agli arti inferiori
Tali segni possono indicare una malattia avanzata con possibile coinvolgimento della vena renale.
4. Esami di laboratorio
Gli esami di routine includono:
- Emocromo
- Funzionalità renale (creatininemia, filtrato glomerulare)
- Funzionalità epatica (fosfatasi alcalina, AST, ALT)
- VES, LDH, calcemia
- Test di coagulazione
- Esame urine
Se gli esami radiologici evidenziano una massa renale centrale che interessa la via urinaria, possono essere utili:
- Citologia urinaria (su tre campioni)
- Endoscopia delle vie urinarie, nei casi selezionati
Tali indagini servono a distinguere le neoplasie del tessuto renale da quelle della via escretrice.
5. Diagnostica per immagini
5.1 Ecografia
È il primo esame utile per caratterizzare la massa renale, consentendo di distinguerne la natura solida o cistica.
5.2 TAC e Risonanza Magnetica (RM)
Sono gli esami più accurati per la diagnosi.
Si eseguono preferibilmente con mezzo di contrasto per valutare la vascolarizzazione della lesione.
- TAC: esame di prima scelta
- RM: indicata in caso di risultati TAC indeterminati, in presenza di lesioni cistiche dubbie, in pazienti allergici al mezzo di contrasto o in gravidanza
5.3 Altri esami radiologici
- Radiografia o TAC toracica: per escludere metastasi polmonari
- Scintigrafia ossea e cerebrale: solo in presenza di sintomi sospetti
- Scintigrafia renale: per valutare la funzione del rene prima dell’intervento
- PET: non di routine, data la limitata utilità clinica
6. Stadiazione
La stadiazione dei tumori renali si basa sul sistema TNM (2010), che definisce l’estensione del tumore e i rapporti con gli organi circostanti.
Sono stati sviluppati ulteriori sistemi anatomici predittivi (PADUA score, R.E.N.A.L. score, C-Index, Contact Surface Area) per stimare il rischio di complicanze post-operatorie e la fattibilità di interventi conservativi (nefrectomia parziale o terapie ablative).
7. Trattamento chirurgico del tumore localizzato
7.1 Raccomandazioni generali
L’obiettivo è conservare quanto più possibile il parenchima renale, mediante nefrectomia parziale, se tecnicamente fattibile.
Gli approcci chirurgici possibili sono:
- A cielo aperto
- Laparoscopico
- Robot-assistito
7.2 Nefrectomia radicale
Prevede l’asportazione completa del rene con la sua capsula e un tratto di uretere.
Può includere il surrene, se interessato dal tumore (soprattutto nelle lesioni del polo superiore).
Il ruolo della linfoadenectomia è controverso: è indicata solo in presenza di linfonodi ingrossati o sospetti radiologicamente.
L’approccio laparoscopico o robotico è preferito per la minore invasività, mentre quello a cielo aperto resta indicato nei casi più complessi.
8. Chirurgia conservativa (Nefrectomia parziale)
La nefrectomia parziale mira a:
- Preservare la funzione renale
- Ridurre il rischio di insufficienza renale cronica e complicanze cardiovascolari
È la prima scelta per i tumori in stadio T1 (diametro <7 cm), se tecnicamente possibile.
I risultati oncologici sono sovrapponibili a quelli della nefrectomia radicale nei tumori di piccole dimensioni.
Aspetti tecnici
Durante l’intervento si può effettuare una temporanea occlusione dell’arteria renale (“ischemia calda”, <25 minuti).
Per tempi più lunghi, si ricorre al raffreddamento del rene (“ischemia fredda”), più agevole con approccio a cielo aperto.
Approccio chirurgico
- Laparoscopico: indicato per lesioni a bassa complessità
- Robot-assistito: adatto anche per tumori complessi; consente minore tempo di ischemia
- A cielo aperto: riservato ai centri senza esperienza mini-invasiva
9. Trattamenti ablativi
Le terapie ablative e la sorveglianza attiva rappresentano alternative alla chirurgia in pazienti:
- Anziani
- Con comorbidità importanti
- Con piccole masse renali di basso grado o potenzialmente benigne
Queste opzioni riducono i rischi chirurgici mantenendo un adeguato controllo oncologico nei casi selezionati.
10. Follow-up dopo trattamento chirurgico o ablativo
Obiettivi del follow-up
- Monitorare la funzione renale
- Identificare eventuali recidive o metastasi
- Rilevare complicanze post-operatorie
Il protocollo deve essere personalizzato in base al rischio di recidiva.
Nei casi a basso rischio, non è necessario eseguire TAC o RM troppo frequentemente.
Le linee guida della European Association of Urology (EAU) propongono protocolli differenziati in base alla categoria di rischio, per garantire un monitoraggio efficace e proporzionato.

